La redenzione ~ La giustificazione

Scritto di Giacinto Butindaro


La giustificazione

giustificazione

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La si ottiene soltanto per fede

Noi tutti eravamo nemici di Dio nelle nostre opere malvagie e nella nostra mente e questo perché noi tutti camminavamo secondo le concupiscenze della carne; ma quando Dio ha manifestato il suo amore verso noi, Egli ci ha giustificati, cioè ci ha resi giusti nel suo cospetto, cancellandoci tutti i nostri peccati. E mediante la giustificazione noi siamo stati riconciliati con Dio e siamo diventati suoi amici secondo che é scritto: “L’amicizia sua è per gli uomini retti” (Prov. 3:32). E questa giustificazione che noi abbiamo ottenuto l’abbiamo ricevuta per fede, e quindi per grazia e non per opere. Le seguenti Scritture lo attestano in maniera chiara.

● Paolo dice ai Romani: “Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore…” (Rom. 5:1), e: “Tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Rom. 3:23,24), ed ancora: “Ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira” (Rom. 5:8,9); le parole “giustificati per il suo sangue” significano che noi siamo giustificati mediante la fede nel sangue di Cristo. E sempre ai Romani Paolo dice: “Se per il fallo di quell’uno la morte ha regnato mediante quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo” (Rom. 5:17). Notate le parole “il dono della giustizia”; esse mostrano che la giustizia di Dio (la giustificazione) si ottiene gratuitamente da Dio essendo un dono di Dio. Essa si può ottenere appunto credendo nel Figliuolo di Dio: ogni merito personale quindi è escluso. Un altro versetto della lettera ai Romani che attesta che per essere giustificati bisogna solo credere in Cristo è quello che dice che “il termine della legge è Cristo, per esser giustizia ad ognuno che crede” (Rom. 10:4).

● Paolo dice ai Galati: “Avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge..” (Gal. 2:16); e: “La legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede” (Gal. 3:24); ed ancora: “La Scrittura, prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili per la fede, preannunziò ad Abramo questa buona novella: In te saranno benedette tutte le genti” (Gal. 3:8) (questo é avvenuto perché noi siamo stati benedetti da Dio mediante la fede in Cristo che é la progenie d’Abramo). E sempre ai Galati vi sono queste parole: “Se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi alla fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti” (Gal. 3:21,22). E tra questi “beni promessi” vi è pure la giustizia di Dio (quindi la giustificazione); a chi viene data? A chi crede o a chi opera? A chi crede perché essa è stata promessa alla fede in Gesù.

● “Il giusto vivrà per la sua fede” (Hab. 2:4): queste parole Dio le rivolse al profeta Habacuc, preannunziando in questa maniera che Egli avrebbe giustificato gli uomini per fede, “il circonciso per fede, e l’incirconciso parimente mediante la fede” (Rom. 3:30).

Queste altre Scritture invece attestano che coloro che si basano sulle opere della legge non vengono giustificati e non verranno giustificati nel cospetto di Dio.

● “Per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata” (Gal. 2:16);

● “L’uomo non è giustificato per le opere della legge” (Gal. 2:16);

● “Poiché tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica! Or che nessuno sia giustificato per la legge dinanzi a Dio, è manifesto perché il giusto vivrà per fede” (Gal. 3:10,11);

● “Per le opere della legge nessuno sarà giustificato al suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato” (Rom. 3:20).

Per dimostrarvi come non si venga giustificati per opere ma solo per fede vi ricordo l’esempio di Abramo nostro padre. Ora, Abramo, secondo ciò che dice la Scrittura, fu giustificato da Dio mediante la sua fede nella promessa fattagli da Dio (cfr. Gen. 15:6), e questa giustificazione la ottenne dopo che egli uscì da Ur dei Caldei (cfr. Gen. 12:4) e dopo che egli diede la decima del meglio della preda a Melchisedec, sacerdote dell’Iddio altissimo (cfr. Gen. 14:20). Quindi, ribadiamo con forza le seguenti cose:

▬ Abramo non fu giustificato da Dio perché o quando ubbidì all’ordine di Dio: “Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò…” (Gen. 12:1). Certo, nell’epistola agli Ebrei è scritto che “per fede Abramo, essendo chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo ch’egli avea da ricevere in eredità..” (Ebr. 11:8), ma rimane il fatto che non fu questo atto di ubbidienza di Abramo ad essergli messo in conto di giustizia;

▬ Abramo non fu giustificato da Dio perché o quando diede la decima a Melchisedec; certo, egli fece qualcosa di buono che Dio gradì (quella sua decima la ricevette in cielo uno di cui si attesta che vive), ma ciò nonostante non fu in virtù di quella opera buona che Abramo fu giustificato da Dio;

▬ Abramo fu giustificato da Dio perché credette alla promessa di Dio secondo che é scritto: “Or Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia” (Rom. 4:3; Gen. 15:6); per questo anche Abramo non aveva nulla di che gloriarsi nel cospetto di Dio.

Ma vi è un altro esempio di un uomo giustificato da Dio per grazia mediante la sua fede, senza le opere della legge; è quello di quel pubblicano che Gesù disse che era salito nel tempio per pregare assieme ad un Fariseo. Egli “non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: O Dio, sii placato verso me peccatore” (Luca 18:13), e per essersi umiliato davanti a Dio, mediante la sua fede fu giustificato secondo che è scritto: “Io vi dico che questi scese a casa sua giustificato…” (Luca 18:14). Al contrario, il Fariseo che ringraziava Iddio di non essere rapace, ingiusto e adultero come gli altri uomini, e faceva notare a Dio che lui pagava la decima sulle sue entrate, che digiunava due volte alla settimana e che non era come quel pubblicano, non fu giustificato. Non è questo una ulteriore conferma che la giustificazione si ottiene soltanto mediante la fede per la grazia di Dio senza le opere? Certo che lo è. Errano dunque grandemente tutti coloro che affermano che per essere giustificati da Dio non è sufficiente la fede in Dio.

Ma perché la giustificazione non si può ottenere mediante le opere giuste della legge? Il motivo per cui la giustizia non si può ottenere per mezzo delle opere della legge é perché la legge é stata data per dare agli uomini la conoscenza del peccato (cfr. Rom. 3:20) e per fare abbondare il peccato (cfr. Rom. 5:20), e non per rendere giusti gli uomini. Dio, per rendere giusti gli uomini, ha dato il suo Unigenito Figliuolo, infatti é tramite il Figliuolo che é venuta la grazia e che noi siamo stati giustificati.

Ora, abbiamo visto che la Scrittura dice che per le opere della legge l’uomo non può essere giustificato dai suoi peccati, perché la legge non ha il potere di giustificare il peccatore; vediamo quindi da vicino alcune di queste opere della legge che non giustificano chi le compie. Nella legge è detto: “Porterai alla casa dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, le primizie de’ primi frutti della terra” (Es. 23:19); “Se vedi smarriti il bue o la pecora del tuo fratello, tu non farai vista di non averli scorti, ma avrai cura di ricondurli al tuo fratello” (Deut. 22:1); “Ogni creditore sospenderà il suo diritto relativamente al prestito fatto al suo prossimo; non esigerà il pagamento dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l’anno di remissione in onore dell’Eterno” (Deut. 15:2); “Allorché, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche manipolo, non tornerai indietro a prenderlo; sarà per lo straniero, per l’orfano e per la vedova, affinché l’Eterno, il tuo Dio, ti benedica in tutta l’opera delle tue mani. Quando scoterai i tuoi ulivi, non starai a cercar le ulive rimaste sui rami; saranno per lo straniero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non starai a coglierne i raspolli; saranno per lo straniero, per l’orfano e per la vedova” (Deut. 24:19-21). Queste non sono che alcune delle opere buone che Dio prescrisse nella legge di Mosè perché ve ne sono molte altre. Esse sono tutte delle opere giuste; eppure per esse non si può essere giustificati dai propri peccati! Non è abbastanza chiara la Scrittura a tale riguardo? Certo che lo è per noi. Ma non per alcuni che invece dicono che si viene giustificati per le proprie opere. Ma costoro periscono per mancanza di conoscenza delle Scritture perché se le conoscessero e le tagliassero rettamente non direbbero tali cose. E’ scritto chiaramente in Isaia che tutta la giustizia dell’uomo è “come un abito lordato” (Is. 64:6), quindi non importa quante opere giuste fanno gli uomini per essere giustificati davanti a Dio, se essi non si ravvedono e non credono nel Vangelo continuano ad essere considerati dei peccatori davanti a Dio e questo perché non con le mani si fa qualcosa per ottenere la giustizia ma “col cuore si crede per ottener la giustizia” (Rom. 10:10), come dice Paolo ai Romani. ‘E’ troppo semplice per essere vero!’, ci esclamano coloro che pensano di essere giustificati per le opere. Certo che agli occhi loro è troppo semplice e non credono che sia vero; gli viene continuamente detto che si viene giustificati compiendo sacrifici e gli viene tenuta nascosta la parola che dice: “Mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia” (Rom. 4:5); notate quel “a chi non opera” che significa ‘a chi non si appoggia sulle opere giuste per la sua salvezza’. Che cosa ci si può aspettare quindi che dicano? Sappiano costoro che “se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Gal. 2:21).

Spiegazione delle parole di Giacomo sul valore delle opere buone

Giacomo, il fratello del Signore, ha detto: “Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto” (Giac. 2:21-24).

Vediamo di spiegare queste sue parole. Innanzi tutto diciamo che Giacomo scrisse queste parole a dei credenti e non a degli increduli infatti poco prima dice: “Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signor Gesù Cristo, il Signor della gloria, sia scevra da riguardi personali….” (Giac. 2:1); dico questo per farvi comprendere che coloro a cui queste parole furono dirette avevano la fede e perciò erano stati di già giustificati secondo che è scritto: “Avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Gal. 2:16). Ma perché Giacomo parlò loro in questa maniera? Perché alcuni credenti pur avendo la fede rifiutavano di compiere le opere buone pensando che anche senza le opere la loro fede sarebbe stata sufficiente a salvarli dall’ira di Dio, illudendo così loro stessi. (Ricordatevi infatti che coloro a cui scrisse Giacomo erano credenti che uccidevano, invidiavano, contendevano, che erano diventati nemici di Dio perché avevano voluto diventare amici del mondo, credenti ricchi materialmente che calpestavano il diritto dei loro operai, credenti che avevano riguardo alla persona del ricco e disprezzavano il povero, e che mormoravano gli uni contro gli altri; quindi è perfettamente comprensibile il duro discorso di Giacomo). E allora Giacomo prima li rimproverò dicendo: “Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo?” (Giac. 2:14), ed ancora: “Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore?” (Giac. 2:20) facendogli capire che la sola fede nulla gli avrebbe valso, e poi facendogli gli esempi di Abramo e di Raab a conferma che le opere devono accompagnare la fede affinché questa abbia valore. Il discorso di Giacomo è imperniato sul fatto che se uno dice di avere fede, cioè di avere creduto in Cristo Gesù, ma non ha le opere la sua fede è senza valore, o, come dice in un altro luogo é morta. Sono parole dure quelle di Giacomo, ma esse ci fanno comprendere quanto siano importanti le opere buone per noi credenti; badate che Giacomo non ha detto affatto che la giustizia si ottiene mediante le opere della legge o che l’uomo peccatore viene perdonato o riceve la vita eterna in virtù delle sue opere buone; attribuire questo significato alle sue parole significherebbe dire che Giacomo aveva sovvertito l’Evangelo perché costringeva i Gentili a giudaizzare dicendo loro che si viene giustificati per le opere della legge. Il suo discorso invece ha come fine quello di scoraggiare qualsiasi credente dal pensare che dopo avere creduto anche se rifiuta di compiere opere buone sarà gradito lo stesso agli occhi di Dio e sarà salvato lo stesso. Quindi, se la fede in Dio senza le opere non ha valore come non ha valore il fatto che anche i demoni credono che v’é un Dio solo, bisogna concludere che la fede che ha valore è quella che ha le opere buone, e difatti questo è confermato dall’apostolo Paolo che dice ai Galati: “Quel che vale è la fede operante per mezzo dell’amore” (Gal. 5:6), ed ai Corinzi: “L’osservanza de’ comandamenti di Dio è tutto” (1 Cor. 7:19). Il paragone fatto da Giacomo è veramente appropriato; perché se uno ci riflette bene anche i demoni credono che c’é un Dio solo come lo crediamo noi; e se è per questo essi, quando Gesù era sulla terra, dimostrarono pure di sapere che Gesù era il Figliuolo di Dio, il Santo di Dio ed il Cristo infatti dissero a Gesù: “Tu sei il Figliuol di Dio!” (Mar. 3:11), ed ancora: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio” (Mar. 1:24), e Luca dice che essi “sapevano ch’egli era il Cristo” (Luca 4:41). Ma non perché i demoni credono che v’é un Dio solo, o perché sanno che Gesù é il Cristo ed il Figlio di Dio, questo significa che essi saranno salvati dal fuoco eterno; affatto, perché noi sappiamo pure che essi sanno che un giorno saranno gettati nel fuoco eterno per esservi tormentati per l’eternità perché dissero a Gesù: “Sei tu venuto qua prima del tempo per tormentarci?” (Matt. 8:29); questa è la sorte che gli è riservata. Così non perché uno ha creduto in Cristo si può permettere di rifiutare di compiere opere buone, perché in tale caso nulla gli gioverebbe avere un giorno creduto.

Torniamo alle opere buone; esse servono a rendere e a mantenere viva la nostra fede nel Signore difatti se un credente cessa o rifiuta di compiere opere buone per certo la sua fede morirà e sarà come una lampada spenta che non può dare luce. Giacomo lo ha detto chiaramente: “Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Giac. 2:26); a che serve un corpo senza lo spirito in esso? A nulla, perché non può parlare, non può muoversi, non può aiutare nessuno. A che serve la fede senza le opere? A nulla, perché non opera nulla a pro di coloro che sono nel bisogno; essa è morta. Anche Paolo ha parlato in una maniera simile a Giacomo quando disse ai Romani: “Se vivete secondo la carne, voi morrete” (Rom. 8:13); quindi le suddette parole di Giacomo trovano una conferma anche negli scritti di Paolo. Se un credente difatti comincia a camminare secondo la carne (rifiutando così di compiere opere buone) muore spiritualmente, benché dica di avere fede, di credere in Dio, di credere che Gesù è il Figlio di Dio, ecc.

Giacomo ha fatto l’esempio di Abramo per spiegare come il patriarca fu giustificato per le sue opere e non per la sua fede soltanto. Ora, per evitare malintesi cominciamo col dire che Abramo, secondo ciò che dice la Scrittura, quando credette alla promessa fattagli da Dio la sua fede gli fu messa in conto di giustizia secondo che è scritto: “Ed egli credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia” (Gen. 15:6), quindi lui ricevette il perdono dei suoi peccati mediante la sua fede, per grazia. Non fece nessuna opera meritoria od opera buona per ottenere la giustizia, perché pure lui fu giustificato da Dio mediante la fede. Difatti Paolo dice che “se Abramo è stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che gloriarsi; ma dinanzi a Dio egli non ha di che gloriarsi” (Rom. 4:2) perché la Scrittura dice che egli credette a Dio e questa sua fede gli fu messa in conto di giustizia. Quindi, Abramo ebbe fede in Dio, ma il patriarca dimostrò di avere fede in Dio sia quando credette con il suo cuore nella promessa che Dio gli aveva fatto e sia quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare come gli aveva ordinato di fare Dio. Voi sapete infatti che dopo diversi anni da che Abramo aveva creduto, Dio mise alla prova Abramo ordinandogli di andare su un monte e offrire in olocausto il suo figliuolo Isacco. E Abramo ubbidì a Dio, ritenendo che Dio lo avrebbe risuscitato dai morti per adempiere a suo riguardo la promessa che aveva fatto (cfr. Ebr. 11:17-19). Quindi egli credette che avrebbe ricuperato il suo figliuolo mediante una risurrezione, e che non lo avrebbe perduto perché Dio doveva mantenere le promesse fattegli. E per questa sua fede egli piacque a Dio infatti quando egli stava per scannare Isacco l’angelo di Dio gli disse: “Non metter la mano addosso al ragazzo, e non gli fare alcun male; poiché ora so che tu temi Iddio” (Gen. 22:12) e gli giurò pure per se stesso che lo avrebbe benedetto e gli avrebbe moltiplicato la progenie come le stelle del cielo. Giacomo dice che Abramo fu giustificato per opere quando offrì il suo figliuolo e questo è vero perché Abramo mediante quell’opera che compì dimostrò di temere Dio e di credere fermamente nella sua promessa. Quindi possiamo dire che Abramo dimostrò con i fatti la fede che egli aveva in Dio; e per questo fu chiamato amico di Dio. Come Abramo pure noi che abbiamo creduto saremo chiamati amici di Cristo se facciamo ciò che egli ci comanda di fare secondo che é scritto: “Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando” (Giov. 15:14); ma se noi diciamo di credere in Cristo Gesù e poi rifiutiamo di osservare le sue parole come potremo dimostrare di credere in lui e pretendere di essere chiamati amici di Cristo e di Dio? Ci metteremmo allo stesso livello di tante persone del mondo che si dicono Cristiani, dicono di credere in Gesù, ma essendo incapaci di compiere qualsiasi opera buona dimostrano di non credere in lui. Come la fede di Abramo fu resa compiuta mediante le sue opere, così anche la nostra fede sarà resa compiuta dalle nostre opere buone. L’apostolo Pietro spiega questo concetto nella sua seconda epistola in questa maniera: “Facendo queste cose, non inciamperete giammai, poiché così vi sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Piet. 1:10,11). Quali cose? Quelle di cui lui ha parlato poco prima: cioè aggiungendo alla fede la virtù, la conoscenza, la continenza, la pazienza, la pietà, l’amore fraterno e la carità (cfr. 2 Piet. 1:5-7). Quindi anche Pietro credeva che aggiungendo alla nostra fede le opere buone (difatti la pietà, l’amore fraterno e la carità come si manifestano nella pratica se non facendo opere buone nei confronti di quelli di dentro prima e poi di quelli di fuori?) ci sarà provveduta l’entrata nel regno di Dio, o detto in un altra maniera renderemo sicura la nostra vocazione ed elezione. Riflettiamo: perché dopo avere creduto si sente la necessità di compiere opere buone? Sì, si è sicuri di essere stati perdonati dal Signore, sì, si é sicuri di essere dei figliuoli di Dio, di avere la vita eterna; ma nonostante ciò in noi è sorto il grande desiderio di darci da fare per rendere sicura la nostra elezione, perché sentiamo che dicendo solo di credere senza fare nulla a pro dei santi alla gloria di Dio, non renderemmo ferma la nostra elezione. E poi va sempre tenuto presente che le opere buone spingono il prossimo, che ce le vede compiere, a glorificare Iddio infatti Gesù disse: “Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché veggano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è ne’ cieli” (Matt. 5:16); e quindi costituiscono una maniera per onorare Dio e la sua dottrina. Al contrario il rifiutare di compiere opere buone porta il nostro prossimo a biasimare il nome di Dio e la sua dottrina secondo che è scritto: “Per cagione vostra il nome di Dio è bestemmiato fra i Gentili” (Rom. 2:24).

Per concludere diciamo questo: la fede ha bisogno delle opere buone per essere compiuta, ma questo non significa che la fede non è sufficiente per essere giustificati perché la Scrittura afferma che “l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù” (Gal. 2:16). Lungi da noi perciò il metterci a fare come fecero i credenti della Galazia che dopo avere cominciato con lo Spirito volevano raggiungere la perfezione con la carne, dopo avere accettato Cristo vi avevano rinunciato perché volevano essere giustificati per la legge (cfr. Gal. 5:4), il che fece indignare e preoccupare Paolo che li ammonì severamente e disse loro che era di nuovo in doglie per loro finché Cristo fosse formato in loro (cfr. Gal. 4:19). Fratelli, badate a voi stessi, e tenete sempre presente che cercare di volere essere giustificati per le opere è un offesa nei confronti di Cristo perché si annulla la sua opera espiatoria. Siate zelanti nelle opere buone ma non pensate che esse possano aggiungere alcunché ai meriti di Cristo.

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