Il ravvedimento dalle opere morte

In questa pagina viene mostrato (con la bibbia) cosa significa ravvedersi dalle opere morte, ovvero pentirsi dei propri peccati. Lo scritto che segue l’ho preso dal libro di Giacinto Butindaro “Insegnamenti ed esortazioni”.
(Aldo Prendi)
ravvedersi

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Gesù Cristo, dopo essere stato unto di Spirito Santo e di potenza si mise anch’egli ad insegnare, e cominciò a predicare il Regno di Dio dicendo: “Il tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete all’Evangelo” (Marco 1:15). Noi ci siamo ravveduti dalle nostre opere morte che compivamo e abbiamo creduto all’Evangelo della grazia ottenendo così il perdono dei nostri peccati. Non v’è alcun giusto, questa è la ragione per cui Dio ha comandato di annunziare che tutti gli uomini, per ogni dove devono ravvedersi. Noi, è in ubbidienza alla parola di Dio che esortiamo piccoli e grandi a ravvedersi dalle loro opere morte e a convertirsi al nostro Dio facendo opere degne del ravvedimento.

Per farvi intendere cosa significhi ravvedersi, farò uso della Scrittura che ci ammaestra anche attorno al ravvedimento.

Gesù, parlando dei Niniviti, disse: “Essi si ravvidero alla predicazione di Giona” (Matteo 12:41); ora, Giona era un profeta di Dio, e Dio gli ordinò di andare a Ninive, la gran città, e di predicare contro di lei perchè la sua malvagità era salita nel suo cospetto. In un primo tempo Giona disubbidì a Dio cercando di andarsene a Tarsis lungi da Dio, ma in seguito si sottomise al volere di Dio recandosi a Ninive a proclamarle quello che il Signore gli comandò di dire. È scritto: “Giona cominciò a inoltrarsi nella città per il cammino di una giornata, e predicava e diceva: Ancora quaranta giorni, e Ninive sarà distrutta! I Niniviti credettero a Dio, bandirono un digiuno, e si vestirono di sacchi, dai più grandi ai più piccoli. Ed essendo la notizia giunta al re di Ninive, questi s’alzò dal trono, si tolse di dosso il manto, si coprì d’un sacco, e si mise a sedere sulla cenere. E per decreto del re e dei suoi grandi, fu pubblicato in Ninive un bando di questo tenore: ‘Uomini e bestie, armenti e greggi, non assaggino nulla; non si pascano e non bevano acqua; uomini e bestie si coprano di sacchi e gridino con forza a Dio; e ognuno si converta dalla sua via malvagia, e dalla violenza perpetrata dalle sue mani. Chi sa che Dio non si volga, non si penta, e non acqueti l’ardente sua ira, sì che noi non periamo. E Dio vide quel che facevano, vide che si convertivano dalla loro via malvagia, e si pentì del male che aveva parlato di far loro e non lo fece” (Giona 3:4-10). Dio è santo e non tollera lo spettacolo dell’iniquità (infatti il profeta Habacuc disse a Dio: “Hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male…non puoi tollerare lo spettacolo dell’iniquità…” [Habacuc 1:13]) ed eseguisce i suoi giusti giudizi contro il malvagio se questo non si converte dalla sua via, infatti Davide disse: “Se il malvagio non si converte egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso il suo arco e lo tiene pronto, dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infuocate” (Salmo 7:12,13); ora, nel caso di Ninive, questa grande città dell’antichità, essa era piena di malvagità e Dio vide la malvagità delle azioni dei Niniviti e mandò loro un suo servitore per proclamarle il giudizio a venire contro di loro; i Niniviti quando udirono Giona proclamare la distruzione della città da parte di Dio di lì a poco, credettero a Dio; essi non si fecero beffe di Giona dicendogli che era un pazzo, e non parve loro neppure che egli volesse scherzare, come invece parve ai generi di Lot in Sodoma quando questi disse loro: “Levatevi, uscite da questo luogo, perchè l’Eterno sta per distruggere la città” (Genesi 19:14). I Niniviti accettarono la parola di Giona come parola di Dio, e si umiliarono nel cospetto di Dio bandendo un digiuno e convertendosi dalla loro via malvagia, ciò significa che essi riconobbero di essere malvagi, di avere fatto ciò che è male agli occhi di Dio e che per stornare l’ira di Dio da sopra di loro dovevano ravvedersi dalle loro opere morte; essi si ravvidero, Dio lo vide questo e si pentì del male che aveva pronunziato di fare loro. Nel caso di Ninive si adempì la parola che dice: “A un dato momento io parlo riguardo a una nazione riguardo a un regno di svellere, di abbattere, di distruggere, ma se quella nazione contro la quale ho parlato si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di farle” (Geremia 18:7,8).

Isaia disse: “Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri e si converta all’Eterno che avrà pietà di lui e al nostro Dio che è largo nel perdonare” (Isaia 55:7); tutti hanno peccato, quindi tutti si sono sviati per camminare nella loro propria via malvagia e per adempiere i desideri del loro cuore maligno. La via che batte il peccatore è una via che mena alla rovina e alla perdizione cioè nel fuoco eterno, essa è una via tortuosa nella quale chi vi cammina non ha pace, essa sembra diritta ma finisce col menare alla morte, essa è come il buio. Il peccatore è un cieco che brancola nel buio senza sapere dove va, ma mentre lui non sa dove va, ben lo sa Dio che nella sua misericordia gli ordina di lasciare la sua via malvagia (perchè lo vuole salvare dall’ira a venire) e di convertirsi a Lui che ne avrà pietà perdonandolo. Quando il peccatore rientra in se stesso, lascia la sua via e s’incammina per un’altra via che è la via della giustizia, quella santa sulla quale già camminano i riscattati dell’Eterno seguendo le orme di Colui che ha dedicato questa via recente e vivente il cui nome è Cristo Gesù, il nostro Signore e Salvatore; noi suoi redenti seguiamo lui perchè Egli è la via che mena al Padre, Egli è quella strada che Dio promise che avrebbe aperto nel deserto e per la quale avrebbe fatto camminare i ciechi. Noi riconosciamo che prima di conoscere Dio ignoravamo l’esistenza di questa via, non la conoscevamo perchè ciascuno di noi seguiva la sua propria via, ma grazie siano rese a Dio perchè arrivò il giorno nel quale venimmo a conoscenza di questa nuova via e perchè dopo essere rientrati in noi stessi abbandonammo la nostra via per metterci a camminare dietro il Signor Gesù; sì, noi che seguivamo le immonde concupiscenze della carne ci siamo messi al seguito del Signore su questa via luminosa nella quale non vi sono tenebre alcune; ora, pure noi siamo per la grazia di Dio sul sentiero dei giusti che “è come la luce che spunta e va vie più risplendendo finchè sia giorno perfetto” (Proverbi 4:18).

Il peccatore lasci la sua via pentendosi dei suoi peccati e creda nel Signore Gesù e si unisca alla schiera degli eletti.

Ravvedersi non significa solo abbandonare le proprie opere malvage, ma anche cambiare modo di pensare infatti è scritto: “Lasci…l’uomo iniquo i suoi pensieri” (Isaia 55:7); il peccatore pensa cose malvage e quindi è nemico di Dio nella sua mente, oltre che nelle sue opere malvage; egli pensa che Dio non esiste, e se pensa che Dio esiste, pensa che sia inutile servirlo e pregarlo, oltre a ciò prende piacere nel pensare ogni sorta di male ed è perciò che Dio gli comanda di abbandonare i suoi pensieri vani e iniqui, e di essere rinnovato nello spirito della sua mente per acquistare la mente di Cristo; il peccatore deve lasciare quei pensieri malvagi alle cui voglie egli ubbidisce e convertirsi al nostro Dio che avrà misericordia di lui.

Gesù Cristo spiegò cosa significhi ravvedersi con questa parabola: “Un uomo aveva due figliuoli. Accostatosi al primo disse: Figliuolo, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispondendo, disse: Vado, Signore; ma non vi andò. E accostatosi al secondo, gli disse lo stesso. Ma egli, rispondendo, disse: Non voglio; ma poi, pentitosi, v’andò.” (Matteo 21:28-30). Notate come in questa parabola, il figliuolo che in un primo tempo rispose al padre che non voleva andare a lavorare nella vigna, in seguito provò un dispiacere per avere risposto negativamente a suo padre infatti si pentì di ciò, ma non solo si pentì, cambiò pure idea e andò nella vigna a lavorare.

Ogni qual volta riflettiamo alla risposta che questo figlio diede inizialmente a suo padre, dicendogli: ‘Non voglio’, ci ricordiamo che pure noi, prima di ravvederci, dicevamo: ‘Non voglio’; quante volte abbiamo detto o pensato: ‘Non voglio conoscere Dio, non voglio convertirmi al Signore per servirlo’! Ma grazie siano rese a Dio per averci fatto rientrare in noi stessi e per averci fatto cambiare modo di pensare e modo di parlare, infatti è per la sua grazia che un giorno noi potemmo pentirci di avergli disubbidito e potemmo dire: ‘Voglio conoscere Dio, voglio convertirmi al Signore per servirlo’.

Chi abbandona i suoi malvagi pensieri e le sue opere malvage pentendosene, cioè provando un forte dispiacere per avere pensato ed operato malvagiamente, e crede nel Signore Gesù Cristo con tutto il suo cuore, ottiene la remissione di tutti i suoi peccati “mediante la fede nel sangue d’esso” (Romani 3:25). Il peccatore che si è convertito al Signore, faccia frutti degni del ravvedimento (cioè dimostri a fatti e in verità di avere abbandonato la sua via malvagia) compiendo ogni opera buona affinchè il nome di Dio sia glorificato.

Giacinto Butindaro

Fonte: Insegnamenti ed esortazioni (vol. 1), pag. 15-17

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